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         Rimandi al latino

Elefante Africano (dall’ottavo libro del Naturalis Historia di Plinio il Vecchio) 

“Ad reliqua transeamus animalia et primum terrestria. Maximum est elephans proximumque humanis sensibus, quippe intellectus illi est sermonis patrii et imperiorum oboedientia, officiorum quae dicere memoria, amoris et gloriae voluptas, immo vero ea, quae etiam in homine rara sunt, probitas, prudentia, aequitas, religio quoque siderum soliisque ac lunae veneratio. Auctores sunt in Mauretaniae saltibus ad quendam amnem, cui nomen est Amilo, nitiscente luna nova, greges eorum descendere ibique se purificantes solemniter aqua circumspergi atque, ita salutato sidere, in silvas reverti, vitulorum fatigatos prae se ferentes.”

 

“Passiamo ora ai rimanenti animali e in primo luogo quelli terrestri. Il più grande, e il più vicino alle facoltà umane, è l’ elefante poiché conosce la nostra lingua ed obbedisce agli ordini, fra le qualità che hanno imparato ci sono la memoria, il desiderio di amore e di gloria, anzi anche quelle che sono rare nell’ uomo, l’ onestà, la prudenza e l’ imparzialità, anche la devozione per gli astri e la venerazione del sole e della luna. Garantiscono che nei pascoli della Mauritania un branco di quelli, con la luna nuova, fosse disceso presso un qualche corso d’ acqua, che ha nome Amilo,e che qui purificandosi solennemente si cosparsero d’ acqua, e salutato così l’ astro, tornarono nei boshi portando davanti a loro i cuccioli stanchi.”

 

Gli elefanti da guerra erano esclusivamente animali maschi, scelti perché

più veloci, più pesanti e più aggressivi delle femmine. La capacità di

domare gli elefanti nacque nella Valle dell'Indo (Pakistan) circa 4.000

anni fa. In realtà venivano catturati selvatici e poi domati e addestrati

per vari usi, soprattutto gli elefanti asiatici per le attività agricole.

Per quel che si sa l'uso degli elefanti per la guerra iniziò attorno al 

1100 a.c., come è menzionato in diversi inni in sanscrito. Sicuramente

vennero introdotti nell'esercito persiano da Dario I (550 - 486 a.c.),

proprio perchè aveva conquistato la valle dell'Indo e scoperto il loro uso.

Il I ottobre del 331 a.c. Alessandro Magno (365 - 323 a.c.) dovette

scontrasi con gli elefanti da guerra nella battaglia di Gaugamela, contro

l'impero achemenide di Dario III (380-330 ac.). I quindici elefanti

delle linee persiane fecero tremare le truppe macedoni si che Alessandro

compì un sacrificio al Dio della "Paura" (Phobos) la notte prima dell'attacco. Alessandro vinse la battaglia ma non se ne hanno i particolari, ma sicuramente tenne la cavalleria lontano dagli elefanti. 

Passando alla conquista della Persia, Alessandro ormai conosceva talmente gli elefanti da usarne lui stesso nel suo esercito. Arrivato ai confini dell'India, Alessandro si scontrò con il re Poro nella battaglia del fiume Idaspe e si ritrovò ad affrontare una schiera di un centinaio di elefanti, che terrorizzò i soldati di Alessandro. Il re Poro dispose gli elefanti molto distanti l'uno dall'altro ma Alessandro fece allentare i ranghi dei suoi, permettendo agli elefanti di passare senza calpestarli, per poi colpirli con giavellotti e frecce quando cercarono di rigirarsi. 

Molti conducenti di elefanti vennero uccisi dai giavellotti e in preda al panico gli elefanti scapparono, calpestando anche alcuni soldati indiani. Anche se Alessandro riuscì a vincere e a conquistare la zona, perse un gran numero di soldati ed il suo fidato cavallo Bucefalo, ma per l'attaccamento dell'elefante al re indiano, il re macedone risparmiò la vita a Poro e ai suoi 200 elefanti (che sopravvissero tutti). Alessandro venne a sapere in seguito, che i re dell'Impero indiano Magadha e Gangaridai avrebbero potuto schierare fra i 3000 e i 6000 elefanti da guerra, per cui interruppe l'avanzata in India. Al suo ritorno a Babilonia, Alessandro Magno istituì una forza di elefanti di guardia al suo palazzo e creò la posizione di "elefantarca", al quale fu affidato il compito di guidare le sue unità di elefanti durante le battaglie. I successori di Alessandro, i Diadochi usarono centinaia di elefanti indiani nelle loro guerre. I Seleuicidi fecero un largo uso degli elefanti da guerra, in particolare nel conflitto contro i Murya, conclusosi con un patto con cui l'impero Seleuicide cedette vasti territori orientali in cambio di 500 elefanti da guerra. Il successo dei questi animali in guerra si propagò ovunque. Egizi, Cartaginesi e Numidi iniziarono ad addomesticare gli elefanti, soprattutto un elefante nordafricano più piccolo di quello asiatico che si estinguerà a causa dell'eccessivo sfruttamento. Questa sottospecie, usata dagli eserciti punici, numidi e dagli egiziani tolemaici, non era equipaggiati con torrette perchè probabilmente più deboli. Si sa invece che l'esercito di Giuba I di Numidia pose le torrette sugli elefanti nel 46 a.c. Plinio il Vecchio riporta come "gli elefanti vengano spaventati dal più piccolo stridio di un maiale" (VIII, 1.27). Si ricorda inoltre come un assedio di Megara sia stato infranto dopo che i Megaresi avevano imbrattato di olio dei maiali, dato loro fuoco e spinti verso la massa degli elefanti da guerra del nemico. Gli elefanti da guerra si imbizzarrirono per il terrore dei maiali incendiati e stridenti. In alcuni casi il problema veniva prevenuto allevando gli elefanti insieme a dei maiali, in modo da abituarli al loro stridio. Lo scrittore romano Vegezio nella Epitoma rei militaris (III libro) riporta, esempi, attrezzi e stratagemmi contro gli elefanti: per esempio uccidere i conducenti utilizzando i frombolieri o spaventarli col fuoco. Inoltre gli elefanti si muovono in maniera assai impacciata su un terreno sconnesso o montagnoso.

- 280 a.c. - Molti elefanti da guerra furono usati contro le legioni di Roma, a cominciare dalla Battaglia di Heraclea, guidate dal console Publio Valerio Levino, contro gli eserciti della coalizione greca che univa Epiro, Taras (Taranto), Thurii, Metaponto ed Eraclea, sotto il comando del re Pirro d'Epiro. Pirro, accorso in aiuto di Taranto con 25000 uomini e 20 elefanti da guerra determinò il primo scontro tra il mondo ellenistico e quello romano, vinto dai Tarantino-Epiroti proprio grazie all'uso degli elefanti, che terrorizzarono i legionari. Ma i romani riuscirono ben presto a trovare il modo per sconfiggere gli elefanti, si che anche se persero nuovamente contro Pirro gli distrussero quasi tutto l'esercito. 

- 279 a.c. - L’utilizzo di elefanti da guerra è attestato anche nella battaglia di Ascoli Satriano, nella quale, ci riferisce Dionigi di Alicarnasso (Antichità romane, XX, 12, 3 e 1, 6-8), i diciannove elefanti indiani di Pirro erano guidati da Indiani. In quest’occasione lo spavento che gli animali avevano suscitato in precedenza si era dissipato, come dimostra l’aneddoto riportato da Floro su Caius Minucidus, astato della IV Legione: avendo questi reciso la proboscide di un elefante ne aveva causato la morte, dimostrando come tali animali non fossero invincibili.

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